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La Commissione Europea, presidente Ursula Von der Leyen, risponde alla denuncia di IDES Identità Siciliana per la tutela dei fondi del Sud

La Commissione Europea, presidente Ursula Von der Leyen, risponde alla denuncia di IDES Identità Siciliana per la tutela dei fondi del Sud

IDES Identità Sicilia - La Commissione Europea, presidente Ursula Von der LeyenIl Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, risponde alla lettera di Identità Siciliana: “Saremo molto attenti sul Next Generation Fund”

Lo scorso 3 Febbraio, il nostro movimento aveva inviato una lettera al Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, chiedendo che si vigilasse attentamente sulle condizioni a base del “Next Generation Fund” assegnato all’Italia.

Queste condizioni prevedono maggiori investimenti a favore della Sicilia e delle Regioni del Sud.

Contro questo obiettivo sembra andare l’orientamento del Governo nazionale, che vorrebbe semplicemente distribuire le risorse solo sulla base della popolazione.

Nello specifico, la lettera del Presidente di IDES, Enzo Maiorana, ribadiva la necessità di investimento maggiore nei confronti del Sud Italia, la cui percentuale è stata stimata solo in un 34% del totale. È noto, peraltro, che da anni il Mezzogiorno italiano abbia ricevuto molto meno di quanto spettasse concretamente: si stima, invero, che dal 2000 al 2020, il Sud abbia ricevuto 840 miliardi di euro in meno rispetto alle zone del centro-nord.

Nella tarda serata di ieri, la Presidente della Commissione, attraverso la capo unità Magdalena Morgese Borys, ha risposto al nostro appello attraverso una lettera che, per completezza di informazione, riportiamo integralmente.

Egregio signor Maiorana

Il Next Generation EU (NGEU), istituito con il regolamento (UE) 2020/2094 del Consiglio, consentirà alla Commissione di raccogliere fondi fino a 750 miliardi di euro.

Di questi 312.5 miliardi di euro sono costituiti da sussidi a fondo perduto assegnati al Fondo per la ripresa e la resilienza (RRF). Questo ammontare è ripartito tra gli Stati membri per il 70 per cento, in base alla popolazione, al prodotto interno lordo (PIL) pro-capite e dalla disoccupazione (per il calcolo del 70% dell’importo). Per il restante 30%, il criterio della disoccupazione è sostituito dalla variazione del PIL nel 2020 e cumulativamente nel periodo 2020-2021 in parti uguali. Sulla base di tali criteri di ripartizione, l’allegato IV del regolamento RRF riporta un importo di circa 68.9 miliardi di euro per il sostegno finanziario a fondo perduto a disposizione dell’Italia. Tale importo sarà aggiornato nel giugno 2022 sulla base dei dati relativi al PIL del 2020 e del 2021. Inoltre, l’Italia potrebbe richiedere, sotto forma di prestiti, un importo pari fino al 6,8 % del suo reddito nazionale lordo registrato nel 2019, ossia fino a circa 122.6 miliardi di euro. Si tratta, quindi, di un importo complessivo massimo di circa 191.5 miliardi di euro che l’Italia può ricevere se il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (RRP) è approvato e i costi stimati ad esso associato sono almeno pari o superiori all’importo suddetto. Per quanto riguarda l’utilizzo della dotazione totale del piano per ciascun Stato membro, il regolamento fissa due obiettivi: ciascun paese è tenuto a dedicare almeno il 37 % del totale dei fondi per la transizione verde e il 20%per la transizione digitale.

Al di fuori delle predette percentuali, il regolamento del Recovery and Resilience Fund(RRF) non prevede altri obblighi di ripartizione dei fondi tra le varie aree di politica pubblica. Tuttavia, la Commissione valuterà se il piano contribuisce a “rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale e la convergenza” e se risponde effettivamente alle pertinenti raccomandazioni specifiche per paese. La Commissione intrattiene regolari scambi con il governo italiano per discutere il suo piano,anche rispetto a tali profili.

Spetta, infatti, a ciascuno Stato membro individuare le riforme e gli investimenti prioritari da proporre nel piano, anche per quanto concerne le sfide per superare i divari regionali. Gli Stati membri dovrebbero inoltre rispettare l’obbligo di consultare i vari interlocutori sociali, inclusi gli enti locali e regionali, e descrivere nei loro piani quali consultazioni sono state avviate e pianificate e in che modo i riscontri offerti dalle parti consultate sono stati inclusi nel piano.

Con l’occasione Le porgo distinti saluti.

Magdalena MORGESE BORYS – La Capo unità

“Ringraziamo per il cortese riscontro la Commissione Europea – ha dichiarato il segretario generale di IDES Michelangelo Valenza – come Movimento continueremo a monitorare la situazione affinché il Governo italiano effettui una corretta allocazione delle risorse nei confronti del Mezzogiorno. Gli investimenti a favore del Sud devono essere potenziati e, soprattutto, funzionali al suo sviluppo”.