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Matrimonio dei Borbone: Palazzo Reale non deve essere concesso ai tiranni.

Matrimonio dei Borbone: Palazzo Reale non deve essere concesso ai tiranni.

Ieri mattina i due fidanzati Borbone sono stati accolti e ricevuti con tanto di Onore a Palazzo dei Normanni, sede della Presidenza della Regione Siciliana. Al presidente dell’ARS, Gianfranco Miccichè, hanno chiesto ufficialmente di poter coronare il loro sogno: tenere il ricevimento di nozze nel palazzo che fu dei Borbone.

Il presidente dell’ARS, felice della proposta dichiara testualmente: “Sono molto felice di ospitare in questo meraviglioso Palazzo Reale, che fu anche casa dei Borbone delle Due Sicilie, il ricevimento delle nozze di un discendente diretto dell’ultimo Re Francesco II° e della sua nobile sposa”.

È bravo il nostro rappresentante, forse gli farebbe bene leggere un po’ di storia. Invece di rispettare il Popolo siciliano per i soprusi adottati dai tiranni, cosa fa? Se li ingrazia con tanto di Onore. Anche questa è una scelta, la qualità dei politici che ci rappresentano.

Se la Sicilia facesse a meno del NordCaro Presidente, alla richiesta potevi e dovevi ribattere, se proprio ti fanno personalmente simpatia: “Sono felice per il Vostro matrimonio, ma non posso concedere Palazzo Reale, perché il Popolo siciliano vi ha cacciati senza rispetto, per quello che avete fatto alla Sicilia. Mi spiace!”

Sarebbe stato più coerente, no? Questi sono i discendenti dei tiranni che hanno cancellato il Regno di Sicilia e le sue Costituzioni, NON sono i benvenuti in Sicilia! Gianfranco Miccichè dimentica che nel 1848, il Parlamento Siciliano ha dichiarato decaduta per sempre la dinastia dei Borbone traditori. Quel Parlamento che lui stesso presiede, non sarebbe mai esistito se fosse stato per i Borbone.

È una mortificazione spiacevole quella a cui Miccichè ci sottopone, per ragioni storiche e di libertà. Il loro dominio è stato grondante di sangue siciliano.

Caro Presidente, è deludente. Sono in dovere di ricordarLe un po’ di storia.

Nel dicembre 1816, però, a seguito del Congresso di Vienna, il Re Ferdinando I di Borbone, compie un vero e proprio colpo di mano: riunisce Regno di Sicilia e Regno di Napoli sotto una sola Corona, cioè quella del neonato Regno delle Due Sicilie, eliminando il Parlamento Siciliano che dichiara de facto decaduto.

La monarchia borbonica compie la sua restaurazione, non ripristina l’unione dei regni di Napoli e di Sicilia nello status quo ante 1789, bensì fa un balzo indietro di cinque secoli e mezzo e restaura il regno di Carlo I d’Angiò[1]. L’atto viene visto dalla classe politica siciliana come un affronto verso quello che ininterrottamente, e da circa 700 anni, era stato un regno indipendente a tutti gli effetti.

Quasi immediatamente ha inizio una campagna anti-borbonica, accompagnata da una propaganda dell’identità siciliana, soprattutto per voce delle élite di Palermo.

Nel gennaio del 1848, dopo una prolungata crisi economica, a Palermo, a Chiazza dâ Feravecchia, ha inizio una nuova rivoluzione indipendentista, capitanata da Giuseppe La Masa. Dopo sanguinosi scontri, La Masa, al comando dell’esercito popolare, riesce a scacciare la luogotenenza generale e gran parte dell’esercito borbonico dalla Sicilia, costituendo un «comitato generale rivoluzionario» dagli inizi di febbraio.

Il comitato generale istituisce un governo provvisorio a Palermo; tra le felicitazioni generali e l’ottimismo, Ruggero Settimo, un liberale moderato appartenente alla nobiltà siciliana, viene nominato presidente. Il 13 aprile il parlamento siciliano completa l’indipendenza con una nuova delibera in cui si afferma: “1) Ferdinando Borbone e la sua dinastia sono per sempre decaduti dal Trono di Sicilia., 2) La Sicilia si reggerà a Governo Costituzionale, e chiamerà al Trono un principe Italiano dopoché avrà riformato il suo Statuto.

Presidente Miccichè… Presidente…

Adriano Nicosia

Fonte:   https://qds.it

Foto gallery: https://www.ars.sicilia.it