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Riscossione Sicilia va all’Agenzia delle Entrate. L’assenza dello stato di diritto in Sicilia continua

Riscossione Sicilia va all’Agenzia delle Entrate. L’assenza dello stato di diritto in Sicilia continua.

L’articolo 190 del ddl di bilancio, approvato dal Consiglio dei ministri, di fatto trasferisce allo Stato la riscossione dei tributi nell’Isola. L’assenza dello stato di diritto in Sicilia continua. Lo Stato continua a scippare le nostre strutture e la politica feudataria siciliana fallimentare lo consente; un’operazione che non ci farà più rendere conto della quantità delle nostre entrate. Già, prima, lo Stato ci forniva dei rendiconti forfettari per quello che ci spettava, adesso non farà neanche quello.

Perché lo fa? Per incapacità o per mero servilismo? Qualsiasi sia il motivo, è certamente incostituzionale e un danno per la Sicilia e i siciliani!

Il governo nazionale mette sul tavolo fino a 300 milioni di euro per subentrare (o scippare? Non c’erano soluzioni diverse?); soldi che non bastano per salvare i conti in rosso. Non si poteva pensare a un risanamento per poi proseguire con una buona amministrazione?

Una soluzione giustificata dallo stesso governo con «carattere di assoluta urgenza».  Adesso manca un ultimo particolare: una legge all’Ars. Una sorta di “concordato” con lo Stato, in cui la Regione dovrà trasferire le funzioni di riscossione dei tributi.

Ecco che in barba allo Statuto e ai decreti attuativi che attribuiscono alla Regione le funzioni di riscossione, lo Stato assorbe nella sua sfera d’influenza anche l’ufficio finanziario dove la Regione aveva massima titolarità, con la piena complicità della nostra politica isolana incapace a costruire.

Le funzioni di riscossione,  neanche quelle di accertamento, sono riservate per Statuto alla Regione siciliana in conformità a quanto dispone l’art. 37, comma 2 °, funzioni attribuiteci con Regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, nonché con le disposizioni per la sua attuazione e del Decreto del Presidente della Repubblica n. 1074 del 1965 e successive modifiche e integrazioni, oggi vanno in fumo e si perderanno nei tempi.

Vito Branca, il presidente dimissionario di Riscossione Sicilia, aveva scritto al governatore Nello Musumeci sottolineando:

«Il blocco della riscossione dall’8 marzo sino alla fine del corrente anno(2020), che ha fatto e farà venire meno ricavi per oltre 40 milioni e che determinerà una proporzionale perdita d’esercizio e l’enorme peso della posizione debitoria istituzionale, appaiono come ostacoli insuperabili in assenza di una congrua ricapitalizzazione».

A questo seguiva una perdita di bilancio di 20 milioni di euro. Una gestione disastrosa tipica di una politica e di apparati burocratici senza coscienza. Riscossione Sicilia doveva aveva anche una questione aperta di 138 milioni con mamma Regione. Una politica di buchi e sperperi.

La politica siciliana, invece di reagire e avere uno scatto di schiena, si presenta al tavolo del re desiderosa di aiuto. In Sicilia i problemi li deve risolvere sempre qualcun altro. Forse non abbiamo mai avuto la dignità e l’orgoglio di far funzionare veramente le cose, ma una cosa incostituzionale resta sempre tale.

IDES Identità Siciliana
Adriano Nicosia – Portavoce IDES

Qualsiasi deputato avrebbe potuto sollevare la questione di costituzionalità in via incidentale. Tutta la deputazione non pervenuta, purtroppo. Come al solito.La Sicilia ha tutto il diritto alla sua Agenzia di riscossione, lo Stato non c’entra nulla! Il diritto è regolato dall’art. 20 comma 2° del nostro Statuto, lo ribadiamo!

Questo dovrebbe far riflettere i siciliani: la Sicilia ha un grande bisogno di una classe politica forte, motivata e di territorio.                                       

Adriano Nicosia